venerdì 4 luglio 2014

Lotta Continua

La partenza lenta si ripercuote sulla giornata. 
Tra una sveglia alle 5 ed una partenza effettiva - Molveno, alla fine di via Dolomiti - alle 8.50 hanno preso forma un sacco di intoppi, cazzeggi, incazzature, insomma una partenza in salita.

Come tutto il resto poi, del resto....

Si inizia con una strada forestale in leggera pendenza.
Me la ricordavo. L'ho percorsa centinaia di volte, da ragazzo, quando venivo qui, proprio in via Dolomiti, con il campo estivo dei preti. Si, lo so. Dopo ho cambiato strada, ma fino ai sedici anni quello è stato il mio mondo.

Dopo una sosta al bar Ciclamino, per un doveroso caffè, si inizia a salire e si entra nel bosco di faggi e abeti. 
Il sentiero è facile, ma a tratti reso viscido dalle foglie e dall'umidità.
Si esce dal bosco più o meno dopo il rifugio Selvata, 1600 e rotti metri.
Mi sembrava di averne fatti un po' di più dei circa 700 che abbiamo effettivamente superato rispetto ai 930 di Molveno.
Ma, tant'è, ci accontentiamo e rifocilliamo con un panino speck e formaggio ed un caffè.

È da lì in poi che inizia il bello. Una serie di serpentine scoscese e ripide ci portando dopo un bel po' di siracche (termine tecnico montanaro che qualcuno di voi conosce bene) su un pianoro dove rifacciamo una sosta.
La dedichiamo interamente alle "barrette della rinascita" sperando che facciano il miracolo. Lassù in lontananza, infatti, una diga naturale, alta qualche centinaio di metri ci separa (così pensiamo) dal nostro meritato traguardo. Siamo a 1900 e rotti metri, anche qua, i trecento fatti mi sembravano almeno il doppio, ma, ancora una volta, ce la dobbiamo far piacere così. Stringiamo i denti e ripartiamo. Io per la verità un po' acciaccato. La pompa funziona benissimo, nessun segnale, di alcun tipo, ma ho le gambe un po' ...come dire...poco allenate. Burrose, insomma. Non carne greve o quelle cose lì. Io non ne soffro. Sono solo un po' lente nella risposta, tutto lì...
Luca invece, forte dei suoi diciotto anni e delle su diciotto forme di allenamento (da palestra a canoa), va come un treno.
Quest'anno non c'è storia. La Strega Rinuncia cerca e vuole solo me.
Arrivare a scavallare l'enorme muraglione diventa quella che, ad un certo punto, penso sia l'impresa della giornata. La mia lotta con la Strega occupa ogni attimo, ogni passo. Ogni sassolino mi parla di lei. Persino i fiori che qui e là colorano i ciuffi di erba tra i sassi, mi guardano ridendo ed invitandomi alla resa.
Ma io non posso cedere, sarebbe, peraltro inutile. Mica basta alzare la mano perché qualcuno ti riporti a casa in braccio. Che, se fosse così, probabilmente l'avrete fatto.

Comunque, il peggio doveva ancora venire.
Scavallato il costone gigantesco, l'aspettativa di vedere il rifugio è stata però, come dire, falciata, seccata, fulminata dalla consapevolezza che, tra noi ed il rifugio c'erano almeno altri tre-quattrocento metri di dislivello. 
Per di più, in mezzo alle nuvole e accompagnati dalle vedrette di neve che ancora stazionano putrefatte lungo lo zig zag quasi verticale che risale la bellissima conca.
Ecco, questa è stata la vera lotta con la Strega Rinuncia.
Alla fine, attingendo alle ultime calorie regalatemi dalle barrette magiche siamo riusciti ad arrivare, bagnati come i pulcini, al rifugio Tosa Pedrotti 2490 metri.
Uno spettacolo di posto tra le cime più alte del Brenta (Tosa e Brenta) con una balconata naturale che da sulla Val delle Seghe (quella che abbiamo risalito all'inizio...che sia per quello che ...?).

Gli ultimi cento metri (in verticale, qui di orizzontale ho rischiato di esserci solo io) sono stati terribili anche perché li abbiamo percorsi sulla neve, putrida come detto, nella nebbia, fitta come a Milano negli anni '60 e sotto la pioggia, bagnata come solo una pioggia in montagna sa essere.

Adesso, sistemati in camera da quattro ci stiamo godendo un po' di meritato riposo accompagnato dalla classica radler.
Il rifugio è molto bello anche dentro. Accogliente è dotato persino di doccia... Spero di riuscire a farla. Il problema sarà asciugarsi, per risparmiare un po' sul peso abbiamo lasciato a casa gli asciugamani.
Non so cosa dire al riguardo: l'Orco Zaino oggi mi sembrava pesare come dieci volte il koala di Brisbane che già pesava come una carriola di mattoni... La rinuncia all'asciugamano non so quindi quanto sia stata utile...

Ve lo dirò domani. Per stasera penso che finirò così. Felice come una Pasqua per aver superato questa prima tappa, forse un po' sottopesata come dislivello e fatica connessa, ma, alla fine, portata a termine con grande soddisfazione.

Quello che vedete, al centro della foto è il bordo del costone che ci aveva illuso prima...
Ciao!!!!




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